LA DANZA DI TUTTI I GIORNI - virginiadanzamovimento
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LA DANZA DI TUTTI I GIORNI

LA DANZA DI TUTTI I GIORNI

LA DANZA DI TUTTI I GIORNI

16 aprile 2020, settimana n.7 di quarantena.

La danza è una lingua. I suoi segni sono i gesti. Il corpo ha molte cose da dire.

La lingua della danza è il movimento, e non c’è bisogno di tradurla. Non c’è bisogno di dire non sono capace. Il corpo non mente, è sincero.

Primavera – Estate – Autunno – Inverno. Danzano le stagioni. Germogli sulla terra piatta, alberi gonfi e orgogliosi, foglie che cadono e brividi di freddo. L’anno che si ripete, il tempo che si ripete. La pioggia cade dalle nuvole, il sole muore e risorge. Passi sospesi nel nulla con il cielo sopra. Danza la natura.

Danzano le ruvide mani che impastano e creano, danzano le mani che accarezzano la pelle, che scrivono, che dipingono, che suonano. Danzano i capelli sciolti al vento. Danza il respiro profondo.

Perché la danza dev’essere sempre chiusa dentro? Non può stare fuori, essere nel mondo?

Tutto si muove, tutto è danza.

Raccontare la danza è difficile, è effimera e fugge via. Le parole dei libri sono immobili, abitano sulla carta e restano lì. I colori della pittura sono immobili, una volta impressi sulla tela o su una parete restano lì, puoi fotografarli e rivederli, puoi portarli con te. La musica si può incidere, registrare dal vivo, immortalare dentro un disco che ripeterà sempre la stessa identica melodia.

La danza no. La danza esiste solo nel momento in cui la fai o in cui la guardi.

Dopo un attimo non c’è più, il gesto diventa un altro gesto, la destra diventa la sinistra, dove prima c’era un piede c’è una mano. Un giro veloce ed improvviso. Il rumore delle scarpette da punta sul palco di legno, il tintinnare delle monetine cucite sulla fusciacca, il respiro dei corpi, i muscoli in tensione.

Tutto svanisce, senza lasciare traccia impressa.

Com’è stata quella danza che hai appena danzato? Non importa come hai danzato, ma cosa ti ha mosso. Che sensazione ti ha lasciato nel corpo? Ogni volta puoi chiudere gli occhi, ripetere quel movimento e tornare in quella sensazione. Tornare a casa, danzare la tua danza-casa, sentirti al sicuro.

 

Virginia Conti danzamovimentoterapeuta

(pensieri e ispirazioni dalla lettura del libro “Quello che ci muove, una storia di Pina Bausch”)